Sono passati 30 anni da quella mattina del 16 marzo. Mi ricordo il viso di mia madre al di là del muro di cinta della scuola, con il volto stravolto che mi dice di chiamare mio fratello Bernardo, aggiunge serissima "hanno rapito Aldo Moro". Io e mio fratello avevamo 9 e 8 anni, ma sapevamo perfettamente chi fosse Aldo Moro, la politica e la percezione di una diffusa paura in quegli anni non facevano sconti nemmeno ai bambini. Oggi per fortuna abbiamo sconfitto il terrorismo tramite l' alleanza di tutte le forze democratiche ma la politica si è allontanata troppo dalla realtà. Occuparsi di politica oggi significa secondo me tornare ad occuparsi della realtà.
Roma, 16 giu – “Come diceva qualche giorno fa la figlia di Aldo Moro, la ferita non si è ancora chiusa”. Lo ha detto Francesco Rutelli questa mattina in via Fani per l’anniversario dei 30 anni dal rapimento del presidente della Dc e l’uccisione degli uomini della scorta. “Non abbiamo completamente sanato questo strappo tragico della vicenda italiana – ha aggiunto Rutelli -. Moro chiedeva una democrazia compiuta e una partecipazione compiuta. Una democrazia in cui i cittadini fossero pienamente parte delle istituzioni democratiche. Quella intuizione è rimasta appesa a un punto interrogativo ed è rimasta attuale per chi è impegnato nella vita pubblica. Noi oggi viviamo in una grande democrazia libera, con tradizioni, con problemi e con vitalità, ma il nodo irrisolto tra il ruolo delle istituzioni e quello della partecipazione del popolo è rimasto. Tenere a mente questo è il modo migliore per ricordare Aldo Moro: la sua profondità, la sua capacità di mettersi in dubbio resteranno sempre come un grande insegnamento".
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lunedì 17 marzo 2008
30 anni dopo Moro
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